Notte al Rifugio Tito Zilioli
Questo primo cammino inizia da Foce, la località principale da cui partono la maggior parte dei sentieri sui Monti Sibillini dal versante marchigiano. Io, e il mio fedele navigatore Tommaso siamo arrivati verso l’ora di pranzo al parcheggio dove avremmo lasciato l’auto per poi iniziare la nostra “scalata”.
L’obiettivo era chiaro: raggiungere il bivacco Tito Zilioli prima del buio, passando per i Laghi di Pilato. Dormire lì — sperando di trovare un angolo libero, visto che non avevamo prenotato — e poi svegliarci all’alba per salire sulla cima del Vettore e vedere il giorno nascere da lassù.
La prima parte mi spaventava. Erano mesi che non andavo in montagna, mi sentivo fuori forma. Poi però, passo dopo passo, mentre il paesaggio cambiava dal rosso delle foglie autunnali al grigio biancastro del terreno d’alta quota, mi sono chiesto perché avessi aspettato così tanto per tornare.
Le gambe camminavano per inerzia e bruciavano, come se ci fossero dei carboni al posto dei muscoli, gli ultimi 100 metri di dislivello avevo solo un pensiero in testa, che non arrivasse un crampo.
Siamo arrivati in tempo per goderci il tramonto. In lontananza, il Gran Sasso vestito di rosso. Uno spettacolo che da solo ripagava ogni fatica. Ad accoglierci c’erano almeno una decina di persone. I posti letto erano finiti, e ci siamo accontentati di un angolo per terra. -Ovviamente, per risparmiare peso, niente materassini… - Ci siamo arrangiati con gli zaini e i vestiti in più. La serata è scivolata chiacchierando, condividendo quello che si aveva da mangiare. C’era chi offriva salame, chi come noi formaggio, e chi ovviamente, dell’immancabile vino. Abbiamo conosciuto questa ragazza, ufficiale dei carabinieri a Roma: era partita da sola la mattina presto, guidato due ore, e poi è salita da un sentiero ancora più impegnativo del nostro.
Mi ha colpito la sua determinazione, il modo in cui ha scelto di vivere il weekend libero: sola, tra montagne che non conosceva, semplicemente per esplorare, una viaggiatrice. Verso le nove, tutti a dormire.
La sveglia alle cinque è stata meno dura del previsto, in mezz’ora eravamo già pronti, zaini in spalla.La salita alla cima del Monte Vettore è stata rapida. Dopo aver salutato come una vecchia amica la croce di vetta, ci siamo cercati un sasso comodo dove sederci per aspettare il sole. Il caffè fumava nella tazza di metallo. L’aria era gelida, poi però eccolo, il sole che illumina il nuovo giorno. Abbiamo salutato i compagni di bivacco, e lungo la cresta siamo scesi verso il paese.
Le discese in montagna sembrano sempre più lunghe delle salite: le ginocchia urlavano e scricchiolavano, ma questo non bastava a toglierci il sorriso.
Grazie monte, per la quiete, mi eri mancato.
E grazie alle persone che ho incontrato.